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C’era una volta un re che disse alla sua serva raccontami una storia e la serva incominciò c’era una volta un re che disse alla sua serva raccontami una storia e la serva incominciò…

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giovedì, 14 settembre 2006

postato da: Finnegan alle ore 12:41 | link | commenti
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mercoledì, 16 novembre 2005

Ottobre 1990

 

Cara, ho ricevuto il tuo biglietto e devo dirti che mi ha fatto molto male. Soprattutto la tua accusa di complicità che sono sicuro di non meritare. La mia intervista al generale Z. non è affatto “servile”. Io penso che nel mio lavoro, eccetera, già lo sai. Forse avrò inventato alcuni particolari, come il fatto che l’intervista si sia svolta senza polizia intorno, mentre il generale giocava a bocce con alcuni bambini ridenti. In realtà il generale si divertiva a chi tirava più lontano le bombe a mano con la sua scorta, dieci poliziotti biondi col mitra a tracolla.

Quanto al nuovo direttore che tu definisci “persona ripugnante” ovviamente non sono d’accordo. Non sono cambiato da quando dirigo il giornale e non capisco perché parli così. Quanto al fatto che il generale Z. abbia una linea diretta con me non è come dici tu “fortemente sospetto”. Da quando in qua telefonare è un reato?

Sospetto, sospetto, sospetto, ecco cos’è la tua vita. Appena ti hanno portata in quello stadio e ci hai trovato qualche tuo amico, hai subito cominciato a sputare veleno su di noi. Una normale operazione di controllo, ecco cos’era.

Ma lasciati andare, sii più donna! E’ vero, quando l’altra sera ti ho invitata a uscire per prendere un gelato, non ero solo. Il colonnello Battista ha in questo momento una grande simpatia per me e mi segue ovunque. Non potevo prevedere che ti avrebbe arrestato. Ma tu sei altera e intransigente come le tue idee. Non lamentarti se poi il processo andrà male. Tra qualche anno, secondo me non meno di venti, vedremo chi ha ragione. E allora io sarò lì, come se il tempo non fosse passato, perché amare è saper aspettare. Ti allego il libro del generale Z. : “Tattica e strategia dell’antiguerriglia da El Alamein ai giorni nostri”, con dodici cartine. La prefazione è mia.

 

                                           Ciao, con amore Giampiero
postato da: Finnegan alle ore 06:53 | link | commenti
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martedì, 15 novembre 2005

Ottobre 1983

Cara, ho ripensato alla tua telefonata e devo dirti che mi ha fatto molto male. Soprattutto la tua accusa di conformismo, che non credo proprio di meritare. La mia intervista al leader degli imprenditori non è affatto “benevola”. Io penso che nel mio lavoro bisogna saper trovare i personaggi interessanti e ti assicuro che lui lo è. Avrò “inventato”, come dici tu, alcuni particolari, come il fatto che l’intervista sia stata fatta tra due elicotteri in volo. D’accordo, eravamo su una seggiovia, e allora? Era armato, c’erano con lui due bionde bellissime, ma ricordandomi quello che mi avevi detto sette anni fa, non l’ho riferito.

Quanto al nuovo direttore, che tu definisci “persona equivoca”, sono d’accordo con te. Se ci sono andato a pranzo è perché come capo redattore non posso non avere rapporti con lui. Quanto poi al mio non aderire allo sciopero, non significa come dici tu, “fare il gioco dei datori di lavoro”. Io credo che in questo momento sia molto più controcorrente fare gli straordinari che scioperare. E non chiedermi “perché” con la solita aria indagatoria: sono cose che si sentono e basta.

Sospetto, sospetto, sospetto. Ecco cos’è la tua vita. Solo perché vedi un nome in un elenco cominci a delirare di logge  e poteri occulti. Il colonnello Z. direbbe che sei una dietrista isterica. Ma lasciati andare, sii più donna! Quando l’altra sera ti volevo regalare l’anello di diamanti sei stata crudele. E’ vero, non l’ho comprato in Sudafrica, non sono mai stato in Sudafrica e quindi non posso dire, come ho detto, che là tutti i negri hanno auto di grossa cilindrata. Volevo conciliare le opposte posizioni. Ma tu sei altera e intransigente come le tue idee. Non puoi che prendertela con te stessa se hai perso il lavoro. Tra pochi anni i giochi saranno fatti. Ma io sarò lì, e sarà come se il tempo non fosse passato : amare è aspettare. Ti allego una copia del mio libro di interviste “Dieci uomini di successo”.

                                                         Ciao, con amore Giampiero

postato da: Finnegan alle ore 07:14 | link | commenti
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lunedì, 14 novembre 2005

Quando si ama davvero (Stefano Benni, da Il bar sotto il mare)

                  Ai tempi del fascismo/non sapevo di vivere/ai tempi del fascismo (Hans Magnus Henzenberger)

Ottobre 1976

Cara, la tua lettera mi ha fatto molto male. Soprattutto per via dell’accusa che mi fai di essere un’opportunista. Non credo proprio di meritarla. La mia intervista al famigerato leader extraparlamentare non era affatto “ambigua”. Io penso che nel mio lavoro bisogna trovare personaggi interessanti e ti assicuro che lui lo è. Avrò, come dici tu, “caricato” certi particolari, come il fatto che portasse un mitra a tracolla e ci fossero due bellissime bionde in tuta mimetica al suo fianco. Ma ti assicuro che era armato e la sua donna non era niente male.

Quanto al nuovo direttore che tu definisci “persona poco chiara”, sono d’accordo con te. Se ci sono andato a colazione è perché ritengo che nel momento attuale non sia il caso di accentuare certe tensioni. Sospetto, sospetto, sospetto! Ecco cos’è la tua vita. Solo perché ho buoni rapporti sia col leader sopracitato sia con il maggiore Z., ecco che ti metti a farneticare di legami ambigui. Lasciati andare, sii più tollerante! Quando l’altra sera volevo regalarti il poncho peruviano, sei stata crudele. E’ vero, non l’ho comprato in Perù; non sono mai stato in Perù e non ho mai conosciuto gli indios Paraguelel, né mangiato il fungo sacro in compagnia del loro capo Mateus. Volevo solo rendermi interessante. Ma tu non perdoni niente. Sei altera e intransigente come le tue idee. Non lamentarti se poi ti perquisiscono la casa. Quanto ai tuoi articoli, ti ho già detto cosa ne penso: il tempo mostrerà chi ha ragione. Amare è saper aspettare. Come dice il poeta “Da qualche parte mi sono fermato e aspetto.” Ti allego una copia del mio libro “Lotta armata, perché?”

                                            Con amore, tuo Giampiero

postato da: Finnegan alle ore 08:01 | link | commenti (4)
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mercoledì, 28 settembre 2005

Verde

poi rosso

poi dal rosso il blu

una robusta intelaiatura bianca

e picccoli disegni forzati

dal gusto africaneggiante.

Fuga in avanti

sono stato un tempo

colpevole di non aver

saputo raggiungere

per troppa fretta

le veloci intese

del mio cuore.

Mi dicesti - Sei sempre il solito,

ti lamenti troppo, troppo.

E come al solito

nel chiudere le porte

sacrificasti tutto

di schianto

al balletto compulsivo.

 

postato da: Finnegan alle ore 15:01 | link | commenti
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mercoledì, 14 settembre 2005

mercoledì, 25 maggio 2005

So, io so
sotto mentite spoglie
l'età ricciuta
che male si nasconde,
notte che sorprende
inusitati amanti,
soggetto di sospiri
sterminati.
Elezione di casuali
incontri operativi
rilascia nel consenso
oggetti liberati:
sveglie, buste,
scomparti, sogni
improvvidi smarrimenti.
Siamo finiti lì
dove tutti ci volevano
e dovremmo essere
contenti?
Pensi che abbia
l'animo del pellegrino?

martedì, 24 maggio 2005

Se ancor non vuoi

(pur'io t'avrei già perdonato)

regalami un grano del tuo riso,

quel pensiero tolto al giorno

che urli anche di notte.

Irradiami un pò di

angoli cinesi, di

grammatiche orientate,

di sillogismi

puri ed aumentati.

Sonno rodeva suoni.

Manco suoni?

E dentro, la sorte,

di(s)panava a liste

e si spiaceva.

E allor che c'è?

Non so donar ma dono!

Mi metto a parte,  

egli non voglia  

(dall'alto della sua metrica

cristallina e opalescente)

risalire ai suoni

del mio cuore,

che ognor mondani (ancora)

si ritraggono,

spuri e crudi,

come polpi nell'acquario.

lunedì, 23 maggio 2005

Nell'abbassarsi,

chiotto,

dei suoi occhi

(di quel che resta, almeno)

ho colto il resto dei miei sogni,

la speranza esatta del suo odio.

Le parole rovesciate,

sempre addosso,

non portano più ferite.

Come quel sole

che brucicchia

ma non arroste,

guido i tuoi pensieri,

fuori dell'inganno e

dall'encomio.

venerdì, 20 maggio 2005

Urlavano il tuo nome: ci scommisi.

Ridendo si lanciavano messaggi,

ed ordini ufficiali, da obbedire,

da rispettare in piedi, e sull'attenti.

Almeno nella svolta della storia,

nella pieghetta storta

e disprezzata,

potevi riconoscere le tracce:

sotto la colla troverai la chiave.

Non fare pubblicità assoluta 

a quello che ora dico.

Non sono ancora, certo,

l'oracolo del sale,

del dio che circonfonde il sonno,

dell'uscio solitario nella notte.

Se tu mi credi, a torto, un indovino

un fragile orchestrale d'origami

smentisciti se vuoi

(se vive il dubbio).

Lo troverò intatto

in autostrade, armato

di parole che fuggono veloci:

l ritmo della stoppia non abbatte.

Un piccolo aiutino (non richiesto)

che vuol soltanto dire

non voglio farle perdere del tempo:

nasconda il francobollo,

"non c'ho voglia".

giovedì, 19 maggio 2005

Uscita, per sicurezza,

dall'immobile vetrina

dove regnavi invitta

spargi sguardi e sorrisi

a chi li merita

e a chi deve ancora

guadagnarseli.

Ma tu lo sai

che di stelle

nel mio cuore

ce ne sono miliardi

e sono tutte tue.

Imbocco l'antico portico

e lo sottraggo al tempo

scandito da libri e corde

e suoni e braccia bianche.

Respiri e non sai

che ti ruberei

il fiato se potessi.

Tu m'hai comprato libri senza nome

che non ho letto mai (non c'era tempo),

che m'ostinavo a chiedere per celia,

pensando sempre "li comprerà se m'ama".

Solo per questo continuavo a...

compreso ormai nel ruolo del bagatto,

del folle lucido e compreso,

che guida in curva e

ha gli occhi impolverati,

che guarda in alto e

cade dentro ai fossi.

Sento ancora, se resta spazio,

il brivido supremo

che svuota occhi e viscere

e obbliga a pensieri puri

e sudate riflessioni.

E' tutto un gioco

che gioco a mani nude

e senza certezze.

Sul braccio scoperto

porto i segni della sconfitta,

lo schifo di denti alati

confitti nella carne.

Se la scelta fosse mia

morirei qui e adesso

per darti il tempo

di soffrire come s'addice.

Meriti questo, tutto,

e meriti di vagare in eterno

per questa città senza me.

mercoledì, 18 maggio 2005

Esplodono, in blocco, sensi e controsensi

unici e soli a capire

fino in fondo

quello che ci sta succedendo.

Osservo, dalla finestra,

il passaggio di auto

che somigliano alla tua.

Ci sono vie che si rincorrono

come se, nascostamente,ssi

potesse giungere, infine,

a domandarti il ...

Ti par troppo chiedere

cosa faccio adesso,

che non posso più aspettare

davvero?

Al museo le marionette

si domandano che fine ho fatto!

E lo chiedono a te?

La misura, la misura...

circospetto rimando di sorrisi,

volti sottratti,

astuzie trovate e

gentilmente restituite.

Non so il valore esatto

che dai a quel che scrivi.

Oggetto di furti disparati,  

frutto di boschi narrativi,

immagini di intese distorte

o mal comprese.

Tu prendi un suono

che non sappia di nulla

ed io te lo renderò, semmai,

più tiepido.

Vorrei volerti bene come si può voler bene a un punto sul muro, un

punto di partenza, come si può voler bene ad un'acquasantiera fuori posto, ad un foruncolo esaurito, a un oggetto di risulta che esuli ormai dal suo contesto.

E invece ti vorrò bene a tuo dispetto per quello che non sei, un onesto giocoliere di refusi, a caccia di errori e di notizie sbalzate, a niello,

dalla loro sede originaria, un clown della litote, un trapezista dell'acrolito.

martedì, 17 maggio 2005

Un volto scolpito nella pietra. 
Una luna svuotata in un cielo che gronda dolore. 
Una notte silenziosa che serve a ricondurti a casa. 
Fai uno sforzo e cerca di ricordare. 
Cosa ti sei lasciato dietro? E poi? Cos’altro? Dopo tutto. 
Due libri con dedica di chi non c’è più. 
Un sosia che conosco mi svela le intime sensazioni del doppio 
sconosciuto. 
Tutto scoperchiato e dipinto di rosso, 
e mentre tu parli, e lasci che la tua mente sia occupata da pensieri vani, 
non ti accorgi e non capisci 
(XXXXXX) 
che io ormai sono sfuggita dalle tue mani.
Solo un'ultima lacrima di pollo in più.



mercoledì, 20 aprile 2005

Mi dice : “Questa fa il paio con quella della casa bruciata”.

Sul momento non capisco. Poi ricordo. Un episodio di 20

 e più anni fa, già dimenticato. Non così per lei.

Tutto il passato è kantianamente presente oggi nella sua

testa, come ieri. Sento ancora il dolore alla clavicola.

Dice adesso con voce ferma ma suadente :

“ Seguimi verso la valle, laggiù. Tu sai che la luce della

luna è sangue che sgorga copioso dalla tua anima.

E che adesso è il tempo per mettersi in cammino.”

Mi-sveglio-cerco-almeno-di farlo-sperando-sia-finita-per-sempre.

lunedì, 18 aprile 2005

Bussano alla porta, giù. La solita compagnia che stasera esce, gloriosamente riunita. A.B. e le sue amiche aspettano il mio arrivo. Preferisco evitare la compagnia, per oggi, solo per questa volta. Vorrei continuare a pensare a quello che dipingerò domani. So che inizia con una luce e termina nel

buio. Comincia nel fuoco e finisce nell’acqua. Al principio tutto è chiaro, limpido ma nel finale tutto avvolge l’oblìo con le sue avvolgenti spire. Poi, ancora, tutto si confonde, quello che era netto sfuma nell’indistinto ed io cado nell’ombra.

giovedì, 14 aprile 2005

Mentre gli altri mangiano e bevono lui da tre giorni lotta per la vita.

Niente può essere paragonato ad un azzardo, un lancio di dadi

e un giuramento spudoratamente menzognero.  Una gara nella

pista dell'esistenza affrontata in “surplace”, con un avversario che ti

addenta alla gola al minimo errore. Un partita di belote giocata senza

carte buone per la vittoria finale. Reagisce convulsamente ad

un altro rigurgito di immortalità, uno spasmo di disperata sopravvivenza

non cercato. Ma all’ultimo secondo, nell’ora insonne del commiato,

Entra un soffio di vento dalla finestra e il secolo fugge via.

mercoledì, 13 aprile 2005

Un’inattesa torsione della spalla rivela una fuga barocca dal bosco

della fiducia ritrovata. La santa, protetta dall'alto, preferisce la trasformazione alla violenza dell’amore non corrisposto. La

descrizione dell’apparizione risulta inattesa ma sublime nel suo

candore. Angelo o demonio, la lunga freccia dorata che tiene in mano

ha la punta infuocata ed è così vivo il dolore che le procura,

penetrando nelle sue viscere, da strapparle dei piccoli gridi di dolore.

E’ uno spasimo così piacevole che non si vorrebbe cessasse mai e T.

preferisce morirne piuttosto che interromperlo, mentre per tutti gli altri continua il solito spettacolo della vita.

martedì, 12 aprile 2005

Si siede al pianoforte, accenna una melodia. La

sedia è di quelle comuni, sembra scomoda a vedersi. La signora davanti, dal cappotto leopardato, (intesa "Giglio della Valle", per l'intenso profumo che

emana dalla sua persona) dormicchia con discrezione. Un accordo dissonante preannuncia il finale e poi

un bis preteso dai più. Ritrovo l'uscita tra gli applausi di chi si è appena svegliato dal sonno del jazz. A casa ripasso mentalmente l'ultima frase musicale ascoltata e mi addormento senza rimpianti. 

lunedì, 11 aprile 2005


Chi ti ha visto andare via all’improvviso dice che la tenda era

aperta a metà e il sangue colava giù a fiotti.

Una testa, quasi, staccata dal corpo, il secondo colpo, quasi, pronto  e un ghigno deciso sul viso. Consapevole di aver Dio dalla tua parte,  e quindi troppa

ragione per aver paura, restituisci agli astanti la sicurezza

del Giusto. In piedi, coi capelli lunghi più del lecito e il corpo ossuto

ormai piagato dall’età e dalla sofferenza, il viso emaciato

del santo del signore,  estremizzi le scelte di vita dell’eletto e dell’unto.

Mi piace la tua anoressica divinità, i tuoi muscoli scomparsi e

interiorizzati da tempo e invidio le tue certezze disunite,

come se potessi farne a meno, mentre attendi sorridente l’ultima chiamata, quella definitiva. Ti osservo girandoti intorno, sorpreso, di fronte ad una cantoria antica e mi riservo un pensiero scorretto all’estremo. Ma è tutto un attimo che fugge e anche questa volta esito, nel momento superiore della soluzione, accetto il viatico dell’assoluto e crollo. sabato, 09 aprile 2005

Nei sogni di questa settimana

individuo tragici presagi (o

loschi desideri…sono io che

li ho sognati !) . La scomparsa

di chi mi sta vicino mi

atterrisce, ma che almeno venga

subito, adesso che è attesa e non

quando le darò, fiducioso, le

spalle. Morire sì, ma non di morte

lenta! Nel sogno di stanotte,

ad esempio, sono ad Avellino,

una bellissima cittadina (dove

io non sono mai stato) nel mio

delirio onirico e dopo un bel

giretto in centro mi trovo ad

entrare nel ristorante dove

tutta la famiglia riunita mi

attende per iniziare il pranzo.

I piatti sono già pieni ma,

mentre sto posando il giaccone

all’attaccapanni, una parte di

quello che già si trova nel mio

piatto viene messa via, da parte,

per essere portata via (in una

“sportina”) alla fine del pasto.

Mentre faccio le dovute

rimostranze il sogno si

interrompe. Cerco di non darci

troppo peso. Preferirei piuttosto

sapere se la smorfia può aiutarmi

a decodificare, anzi a tradurre

in numeri, questo incubo

gastronomico. Che almeno possa

guadagnare qualcosa da tutto

questo.

  lunedì, 04 aprile 2005

Sono io…è lei? La riconosco in libreria

dai capelli. Lei non mi vede. O fa finta

di. E’ lo stesso. Ci giriamo intorno

senza che nulla segnali una minima

intesa. Ci incrociamo per caso alla

cassa. Il cuore e l’adrenalina vanno

a mille. So che dovrei dire qualcosa

di significativo, in un modo o

nell’altro. Pago e mi volto un attimo

a salutarla distrattamente, come se

mi accorgessi di lei solo in quel

momento. O meglio. Come se non

meritasse un saluto migliore. Uscendo

mi pento di tutto, di questi vent’anni

che sono passati così, con sporadici

incontri in cui facciamo finta di

ignorarci. Con lettere scritte per

essere stracciate o mal comprese.

Con cassette musicali registrate per

confessare di aver sbagliato tutto,

anni dopo, perché sapevo che anche a me

alla fine sarebbe piaciuto ascoltare

Lloyd Cole and the Commotions.

O Echo and the Bunnymen. O. Chiuso.  

sabato, 02 aprile 2005

I libri costan troppo. Anche quelli che valgono poco….

anzi…soprattutto quelli. In libreria il gentile commesso guarda che

libro ho in mano e me ne consiglia un altro dello stesso autore

e poi rilancia ancora…una, due volte. Tengo duro.

Ci diamo appuntamento alla prossima settimana

per l’arrivo dell’ultimo Barthelme pubblicato da

Minimum Fax. Cercherò di non deluderlo troppo. Forte del

bottino accumulato mi fermo al capolinea del bus per saggiare

con calma il libro di Nori e le prime tre-quattro pagine

sento che valgono l’acquisto. L’introduzione è esilarante e

geniale, l’inizio del libro, anche a casa, mi fa ridere così tanto che

devo andare in cucina più volte a prendere lo scottex per

asciugarmi occhi e naso dal gran ridere. T. si addormenta

al suono delle mie risate e quindi necessita che io mi alzi per

farle il caffè. Mi vesto per andare a correre, l’aria è fresca

ma piacevole, odori di pesce cucinato con le spezie

entrano dal balconcino della cucina. E’ l’ora. Vado.

Ancora un attimo. Ecco. Sono pronto.  

giovedì, 31 marzo 2005

L'asciutta celerità di una fuga programmata non riesce a scardinare il fastidio di non aver fatto fronte, come

al solito, del resto, alle attese incombenze della realtà. Rimandando all'infinito cosa accadrà nell'attimo supremo? Riuscirò ad evitare di presenziare, almeno, alla mia veglia funebre?

 **********  

 

 

 

 

Esco un attimo per comprare quotidiani e sigarette...io che non fumo. Trasgredisco così al più fermo convincimento nella reciproca consapevolezza di un ritardo privilegiato. I buchi sulle mani vogliono

dire che oggi non è la festa delle capanne.

 ******

 

 

Agevolo sorrisi di altre commediole. Mémoires d'O et de toi.

postato da: Finnegan alle ore 14:40 | link | commenti
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